Oggi vogliamo affrontare un tema cruciale e purtroppo spesso frainteso nel mondo della sicurezza sul lavoro: il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Troppo spesso, ciò che dovrebbe essere uno strumento operativo essenziale, si trasforma in un pesante tomo di centinaia di pagine, simile a una tesi di laurea o, peggio ancora, a “un’enciclopedia del nulla”.
Il Problema: Un DVR Gonfio e Inefficace
La prassi diffusa è quella di compilare documenti spropositatamente lunghi, anche per aziende di piccole dimensioni. Il mio record personale, come nuovo Medico Competente, è un DVR di 754 pagine per un’azienda di costruzioni con soli otto lavoratori! Ma anche senza raggiungere questi estremi, la realtà è fatta di DVR da centinaia di pagine che presentano numerose criticità. Vediamone alcune.
Pagine e pagine inutili…
- Ripetizioni superflue: Capitoli interi che ripetono le stesse informazioni, spesso a causa dell’uso acritico di software commerciali.
- Riferimenti normativi obsoleti: Vengono spesso citate norme abrogate, e riferimenti legislativi fermi al 2012, specialmente quando si adottano le procedure standardizzate.
- Descrizioni teoriche eccessive: Manuali universitari di metodologie di valutazione del rischio, per poi scoprire spesso che quel rischio non è neanche presente nell’azienda specifica.
- Copia e incolla di linee guida obsolete: Ancora si trovano riferimenti a linee guida ISPESL, ente soppresso nel 2012!
- Pseudo-trattati scientifici: Descrizioni dettagliate del rischio biologico quando, nella maggior parte dei casi, si tratta di rischi generici ai quali è esposta tutta la popolazione, e quindi non rilevanti ai sensi del D.Lgs. 81/08.
- Affermazioni strampalate: Come negare il rischio stress lavoro-correlato solo perché il medico competente non ha segnalato patologie: sarebbe come dire che non c’è rumore perché nessuno è ancora diventato sordo!
- Mancanza di concretezza: Spesso, manca ogni traccia reale dei rischi veri presenti nell’ambiente di lavoro, valutati correttamente con metodologie appropriate (oltre al generico metodo “Pipperdì”). Non c’è spesso evidenza dei livelli di rischio misurati né di una programmazione di misure concrete di prevenzione e protezione.
Un documento che nessuno legge…
Il risultato di tutto questo? Un documento che nessuno legge, tantomeno il datore di lavoro. Serve solo, nelle intenzioni, a dimostrare di aver assolto l’obbligo in caso di ispezione, ma nella realtà dei fatti non aiuta a programmare le misure di prevenzione, non individua le priorità e non comunica nulla ai lavoratori. Anzi, può diventare un serio problema in caso di infortuni, incidenti o malattie professionali, con gravi conseguenze per il datore di lavoro, il RSPP e medico competente che lo hanno elaborato, o comunque validato.
Brevità, Semplicità, Chiarezza!
Eppure, l’Articolo 28 del Decreto Legislativo 81/08 è chiarissimo. Il documento di valutazione dei rischi deve essere redatto con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità. Deve garantire la completezza e l’idoneità come strumento operativo di pianificazione delle misure di prevenzione. La legge lo dice, ma troppo spesso si fa esattamente l’opposto.
Un DVR Utile: Le Caratteristiche Essenziali
Come deve essere un DVR per essere veramente utile?
- Deve parlare chiaro.
- Deve potersi leggere in poco tempo.
- Deve descrivere solo i rischi effettivamente presenti.
- Deve proporre azioni concrete, indicando priorità, scadenze e i nominativi di chi è incaricato della loro attuazione.
Un documento ben fatto serve a decidere cosa fare per prevenire infortuni e malattie professionali. Non deve essere un agglomerato cartaceo, ma una guida pratica per la sicurezza quotidiana.
Graziano Frigeri